Al Governo si chiedono risposte sulle Imprese del gioco che “Dovranno sparire”

By | 28 novembre 2016
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Certamente, con la riforma del gioco e dei casino online con bonus che si dovrebbe attuare (od almeno si spera), tante aziende saranno forzatamente costrette a chiudere, i dipendenti verranno messi a “spasso” e tanti sacrifici effettuati per impostare una nuova attività, in un settore un po’ particolare, “andranno a farsi benedire”: ma come e dove finiranno queste imprese ed i loro sforzi? Chissà se il nostro Esecutivo ha pensato profondamente anche a questo risvolto, oppure per cercare a tutti i costi di compiacere gli Enti Locali, non ci si è fino in fondo preoccupati di questo e si è entrati nella riforma “a piedi uniti”…
Basta trovare un accordo e chiudere questa tediosa faccenda della “questione territoriale”, colpendo all’anima il mondo del gioco d’azzardo pubblico che, così, sarà costretto a rimboccarsi le maniche applicando le proprie forze “altrove”.

Questa domanda, naturalmente, se la saranno posta i diretti interessati, ma anche le associazioni che li tutelano perché hanno a cuore il destino di queste imprese che hanno provveduto, in ogni caso, a sostenere in “tempi bui” il nostro Erario che, proprio da queste imprese che oggi vengono messe all’angolo, ha attinto a piene mani da qualche anno a questa parte. As.Tro, quindi, non può come associazione che tutela gli operatori del gioco, non porsi questa domanda perché troppe risorse ci sono in ballo e troppi impegni finanziari che sono stati assunti sono “in pericolo”.

Sono circa 50mila addetti ai lavori che dal 1° gennaio (oppure 1° settembre) si dovranno lasciare a casa, e sono circa 2 miliardi di euro le esposizioni bancarie che, improvvisamente, si trovano deteriorate e che sono stati generati da tre Leggi di Stabilità di “mero prelievo dai conti economici del gioco”. Senza contare le procedure concorsuali che nel prossimo anno saranno aperte dalle società di gestione degli apparecchi leciti. Ora, questi saranno i risultati della “buona proposta di riforma” che è stata sottoposta alle Regioni ed agli Enti Locali: proposta, secondo As.Tro, che ha indubbiamente luci ed ombre. Se da un lato si recepiscono i “buoni principi” di una riduzione dell’offerta a salvaguardia della salute dei cittadini e della formazione obbligatoria per chi propone le apparecchiature da intrattenimento al pubblico, dall’altra parte non si valuta che si sta “epurando” una categoria.

Intanto, bisognerebbe anche sottolineare che il Governo ha proposto “una riduzione troppo alta dell’offerta di gioco e dell’offerta di giocare al casino online” come se, sotto sotto, ci fosse una sorta di ossessione per questo prodotto, ma solo per la slot a moneta con vincita limitata ed una ben delimitata “classe di imprese” con i relativi operatori. As.Tro spera che questo atteggiamento del Governo non sia una “rappresaglia” per la famosa tassa dei “500 milioni” risalente al 2015 e non interamente incassata: se questo fosse vero, sarebbe proprio assurdo visto che in un confronto con le categorie del settore, si era trovata con il Sottosegretario Baretta la soluzione per superare l’insostenibilità giuridica della norma governativa e raggiungere la piena riscossione… ma questa soluzione è rimasta chiusa in un cassetto dell’ufficio del sottosegretario in modo veramente inspiegabile!

Rimane, però, che la riforma sia una rappresaglia o meno, la realtà delle aziende che saranno costrette a chiudere in virtù di quanto deciso dal Governo, dalle Regioni e dagli Enti Locali: ma perché? Ed a favore di chi? Chissà se il Governo riuscirà a rispondere a queste imprese ed a queste risorse che si aggireranno sul mercato in cerca di una nuova collocazione.

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